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Per conoscerci. Una storia della Accademia Storico-Giuridica Costantiniana
La nostra associazione viene costituita a Perugia nell’ottobre 1991 da quattordici fondatori[1] (poi definiti nello statuto, art. 3 co. 2, «Soci fondatori») per lo studio e la ricerca sulla tarda antichità. La denominazione scelta è Accademia Storico-Giuridica Costantiniana (acronimo ASGC, che qui spesso si userà per brevità), la sede Spello. Non ha fini di lucro e persegue esclusivamente finalità culturali (art. 3 atto costitutivo, art. 2 statuto).
Non pone limiti alla iscrizione e implicitamente si rivolge agli interessati di tutte le nazionalità, in modo da favorire la partecipazione degli studiosi di tutto il mondo; nel Consiglio direttivo vengono eletti i rappresentanti dei principali paesi europei.
Si prefigge – secondo lo scopo indicato dallo statuto, art. 2 – lo studio della società del tardo impero romano (vita, economia, organizzazione giuridica) e la diffusione delle conoscenze scientifiche raggiunte.
I temi principali sono
– struttura costituzionale e ordinamento amministrativo
– diritto privato nei suoi sviluppi e trasformazioni
– rapporti con mondo pagano e pensiero cristiano
– vita economica e rapporti sociali
– attività normativa imperiale (forme, contenuti)
– formazione delle grandi raccolte normative.
Per perseguire tali finalità può
– istituire e gestire corsi di studio e di specializzazione a tutti i livelli
– promuovere convegni, seminari, incontri
– organizzare gruppi di lavoro
– predisporre centri di documentazione
– stipulare convenzioni con enti pubblici e privati
– curare (direttamente; indirettamente) redazione ed edizione di libri, testi, pubblicazioni periodiche nel proprio campo di studi
– erogare borse di studio a ricercatori e cultori della materia per promuovere la ricerca.
Inoltre può provvedere ad acquisto e distribuzione di materiale a beneficio dei Soci e di tutti gli interessati (pubblicazioni, edizioni fonografiche, audiovisivi e altro).
Nel territorio limitato dell’Umbria, tra Spello e Perugia, già da tempo esisteva una entità scientifica per la ricerca sulla tarda antichità, con diverso regime giuridico. L’enclave universitaria perugina, specie il gruppo romanistico, diciotto anni prima, giugno 1973, aveva fatto istituire, con decreto rettorale, un centro di studi universitario: il “Centro di studi storico-giuridici costantiniani e sul basso impero”, poi denominato nel primo volume di atti congressuali, “Accademia Romanistica Costantiniana” (acronimo ARC), su impulso e sollecitazione di Mario de’ Dominicis, docente di diritto romano a Perugia e cittadino di Spello. Al momento in cui si costituisce l’Accademia Storico-Giuridica, il Centro universitario ARC aveva già realizzato dieci convegni internazionali e pubblicato nove corposi volumi di atti: testimonianza del successo ottenuto e notevole plafond per ulteriori ricerche sull’epoca e le tematiche di comune interesse.
Il gravitare di uno stesso gruppo di studiosi sia intorno al Centro ARC sia nella Associazione ASGC, ambedue sotto la direzione di Arnaldo Biscardi, rese ovvio l’inizio di una stretta cooperazione. Da più di tre decenni le due entità scientifiche hanno potuto procedere di pari passo, in uno stretto interagire: la loro storia comune è ormai ben più lunga, quasi il doppio, della storia della prima di esse.
Ci interrogheremo su motivazioni e senso di due entità, autonome e con diversa natura[2], ma ora soffermiamoci sulla loro interazione. In tal senso ricordiamo l’apprezzamento espresso dal Rettore di Perugia Giuseppe Calzoni alla Accademia Romanistica Costantiniana già nel Simposio Internazionale 1998. Nel lodare «la qualità degli studi», quale economista egli loda anche «un mirabile esempio di qualità di organizzazione» con la creazione della «Associazione Accademia Storico-Giuridica Costantiniana che la sostiene»: è la strada che vari atenei stanno percorrendo e che esemplifica con «gli ultimi tre corsi di studio perugini nati contemporaneamente ad associazioni, a centri studi e a iniziative che li sostengono», «con frutti notevoli permettendo all’Università […] risultati rispetto ai quali le sue sole forze non sarebbero bastate. È quello che noi economisti chiamiamo “fare sistema”: Voi lo avete fatto e ne state raccogliendo i frutti»[3].
[1] Elenco dei nominativi in Atto costitutivo, sub voce “ATTO COSTITUTIVO – STATUTO”.
[2] Più avanti, paragrafo 6, ARC/ASGC: due istituzioni, un luogo. La scelta dei padri fondatori.
[3] 25 anni di studi sul Tardoantico, a cura di A. Mancinelli, Napoli 2007, p. 7. Occorre altresì rinviare alla rapida storia della Accademia Romanistica Costantiniana per i suoi venticinque anni, con la menzione quale «événement touchant directement au statut de l’acadèmie» della costituzione d’una «association portant le nom d’ “Accademia Storico-Giuridica costantiniana” domiciliée à Spello»: F. B. J. Wubbe, 1973-1998. Le premier quart de siècle de l’Accademia Costantinana à vol d’oiseau, Perugia 1998, p. 12.
È un dato di fatto che l’Accademia Storico-Giuridica Costantiniana – fruendo di competenze pluridisciplinari e di più nazioni, mettendo a disposizione le quote associative annuali per incontri scientifici e pubblicazioni, occupandosi ove possibile (sempre meno, purtroppo) del reperimento di fondi esterni – ha potuto e può fungere da sostegno scientifico e braccio operativo del Centro. Ed è in capo a esso che, pur dando conto di un operare congiunto, lascia titolarità delle iniziative: rispetto della tradizione, giusto riconoscimento alla notorietà che il centro ARC ha saputo costruirsi nei diciotto anni precedenti.
I risultati di tale attività comune sono noti e, va detto, fecondi.
Per gli incontri scientifici – a partire dall’undicesimo, 1993, sulla amministrazione della giustizia – risultano con la presenza e il supporto della Accademia Storico-Giuridica Costantiniana[1] quindici convegni internazionali, il Simposio Internazionale 1998 (tutti sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica). Inoltre, dal 1992, sedici Tavole rotonde[2].
Quanto alle pubblicazioni, per i volumi dei convegni, l’intervento della Accademia Storico-Giuridica Costantiniana viene segnalato formalmente a partire dal volume XVIII, 2012, sul verso del frontespizio – «Opera pubblicata con contributi della Accademia Storico-Giuridica Costantiniana» – e lo si ripete nei volumi successivi sino al XXIII, 2019. Nei volumi XXIV, 2021, e XXV, 2023, il verso del frontespizio dichiara invece l’opera «pubblicata con il contributo del Comune di Spello», ma reca una ulteriore dichiarazione con un doppio logo, del Centro ARC e della Associazione ASGC: «I contributi raccolti in questo volume approfondiscono tematiche del Convegno 2019 [o 2021] della Accademia Romanistica Costantiniana organizzato in collaborazione con l’Accademia Storico-Giuridica Costantiniana».
I quattordici volumetti della collana Quaderni di lavoro[3], che raccolgono i materiali delle Tavole Rotonde e pubblicati a partire dal 1998, risultano con la intestazione «Accademia Romanistica Costantiniana» senza menzioni della Accademia Storico-Giuridica Costantiniana. Questa è però in effetti presente in due modi. Il primo è la direzione affidata al Presidente ASGC («Sotto la direzione di Giuliano Crifò»)[4] menzionata in copertina e frontespizio sin dal primo numero. Il secondo è l’espresso riferimento all’impegno della ASGC nella Presentazione di Maria Campolunghi nel primo Quaderno del 1998: «al di là dell’interesse del materiale, l’iniziativa della collana vuole essere anche manifestazione dell’attività dell’associazione costituita nel 1991 accanto all’Accademia per appoggiarne sforzi e finalità: l’Accademia Storico-Giuridica Costantiniana»[5].
Lasciamo a chi legge valutare. Sfogliare gli indici, leggere pagine a campione mostrano quasi sempre interesse, molto spesso novità, molte volte originalità dei volumi collettanei, fanno sorprendere dei tanti spunti delle tavole rotonde che meriterebbero di essere ripresi.
[1] Per i Convegni fino al 2011 la cooperazione viene segnalata indicando l’Accademia Storico-Giuridica Costantiniana tra gli enti patrocinanti, mentre l’espressione “collaborazione” stava allora a indicare contributi finanziari, finché la sparizione progressiva di tali sponsorizzazioni permette, dal 2013, Convegno XXI, di utilizzare per ASGC la più chiara e precisa formula “con la collaborazione di” o “in collaborazione con”. Le Tavole rotonde recano invece sulla locandina il doppio logo di ARC e ASGC.
[2] Sub voce “INCONTRI SCIENTIFICI BIENNALI”, vd, 1. Convegni internazionali e 2. Tavole rotonde.
[3] L’elenco completo è di sedici volumetti, ma il n. 9 e il n.10 riportati nell’elenco finale in ciascun Quaderno come “in via di pubblicazione” non sono mai andati in stampa e per vicissitudini di diversa natura si teme non sarà più possibile.
[4] Sino al n. 10, per la sua scomparsa all’inizio del 2011. Inoltre, per i Quaderni – dal n. 1 all’ultimo, il 16, «coordinati da Maria Campolunghi» (così copertina e frontespizio) – il ruolo viene svolto dal numero 12 quale Presidente ASGC.
[5] M. Campolunghi, Presentazione, in Quaderni di lavoro 1, Perugia 1998, p. VI s.
Insieme e accanto a tanto lavoro in comune, l’Accademia Storico-Giuridica Costantiniana ha operato in proprio per un programma particolare.
Da vario tempo alcuni soci proponevano di dar vita a un progetto rivolto ai più giovani studiosi: cicli di incontri (o edizioni) seminariali con gruppi relativamente ristretti, tenuti da docenti di varie discipline antichistiche per preparare allo studio e alla ricerca sulla tarda antichità.
Si è pertanto predisposto uno schema secondo il quale ogni anno viene tenuta una delle cinque edizioni del ciclo, in sequenza così da offrire nel loro complesso un panorama sufficientemente ampio. Per concentrare i tempi ciascuna edizione annuale si articola in due sessioni, la prima pomeridiana e la seconda nella mattina successiva, e precede senza soluzione di continuità o il convegno internazionale o la tavola rotonda a seconda degli anni, per agevolare la partecipazione e creare un possibile fruttuoso collegamento fra i due momenti. Una sessione è sempre di taglio romanistico e l’altra di volta in volta dedicata a ulteriori tematiche antichistiche. Il coordinamento di ciclo ed edizioni è affidato a due “Responsabili dei Seminari” incaricati dal Consiglio Direttivo, ciascuno dei quali organizza e presiede la sessione di sua competenza con due-tre relazioni accompagnate e seguite da discussione.
Nel 2013 si è finalmente reso possibile far partire la prima edizione, dedicando poi l’iniziativa a Giuliano Crifò, Presidente e ‘anima’ della Associazione Storico-Giuridica Costantiniana, che aveva sempre dato fiducia e spazio alle nuove leve: I seminari “Giuliano Crifò” dell’Accademia.
Per facilitare la frequenza sono messe a disposizione dodici borse di ospitalità per studiosi italiani e stranieri che non abbiano superato i 35 anni di età al momento del Seminario: gli assegnatari sono ospiti della Accademia Storico-Giuridica Costantiniana per la cena e per il pernottamento tra le due sessioni.
Nel giugno 2023 si è realizzata la quinta edizione del secondo ciclo.
Informazioni sub voce “SEMINARI”.
Nel 2023 l’Accademia ha compiuto mezzo secolo di attività (1973: 12 giugno, costituzione del Centro ARC; 18-20 settembre, il primo congresso[1]).
Traguardo importante, da festeggiare, la celebrazione è affidata al XXVI Convegno Internazionale che già nella prima riga del titolo evidenzia l’intento: Per i cinquant’anni della “Costantiniana”. Tra bilanci e prospettive. Oriente e Occidente in dialogo[2].
L’occasione non deve essere cesura tra passato e futuro, ma certo si colloca con complesso equilibrio in una sorta di spartiacque: valutazione di quanto si è fatto, apertura ad ulteriori scenari.
Alla prospettiva storiografica viene riservata la prima sessione: non meramente celebrativa, piuttosto volta a fare emergere profili fondamentali di una valutazione che si esprimerà compiutamente nel primo tomo del volume collettaneo che come di consueto approfondirà i risultati congressuali.
Per ulteriori scenari il convegno è quasi un numero zero. Dopo il primo cinquantennio – ci si arrischia a definirlo tale, rifacendosi all’auspicio, realizzato, di Felix Wubbe: nel 1998 parlava di «premier quart de siècle»[3] e ne presagiva altrettanti[4] – si apre un nuovo ciclo di ricerca.
D’ora in poi nel luogo deputato alla preparazione dei convegni, le Tavole rotonde, ci si confronterà – guardandosi indietro per andare avanti – su tematiche tralasciate, trattazioni da approfondire, ulteriori vie da percorrere. Parola d’ordine: discutere insieme. Come sempre il dibattito è aperto a tutti. Il Centro, con il suo comitato scientifico, e l’Associazione, con il suo consiglio direttivo, potranno avanzare proprie proposte, così come prendere in considerazione suggerimenti e idee, già anticipate o presentate al momento, di soci e di studiosi partecipanti, o anche suggestioni scaturite via via da quanto discusso. Disordine? Qualche confusione? È il clima consueto delle Tavole rotonde, disteso e amicale, in cui tutti e ciascuno hanno diritto di parola e dovere di ascolto. Pierfrancesco Porena tenne a lodarlo, forse nel 2018: l’incontro scientifico più democratico cui avesse mai partecipato. E democraticamente verrà assunta la decisione sul tema da affrontare nel successivo convegno, accantonandone altri per gli anni venire. Mettere ordine per l’impostazione sarà compito di chi guida le due istituzioni.
Buon lavoro!
[1] A Spello, Foligno, Perugia.
[2] Spello, 15-17 giugno.
[3] Così il titolo di F. B. J. Wubbe, 1973-1978. Le premier quart de siècle de l’Accademia Costantiniana cit.
[4] F. B. J. Wubbe, Presentazione del Simposio Internazionale, in “25 anni di studi sul Tardoantico cit. p. 6: «nell’anno 2023 i giovani e le giovani saranno qui a questa tavola […]; auguriamo all’Accademia 25 anni di più, perché possano ricordare i primi 50 anni dell’Accademia».
Per chiarire conclusivamente i valori che ispirano l’Accademia Storico-Giuridica Costantiniana, qualche cenno sul ruolo attribuito ai soci.
Chi intende divenire socio è – deve essere – consapevole che non aderisce a una delle tante associazioni culturali che continuamente, anche meritoriamente, sorgono. Sa – deve sapere – di aderire a un disegno complessivo, con una storia di prestigio alle spalle. Sa che l’adesione implica operare a favore e all’interno di un progetto in divenire, a cui portare il proprio contributo.
Questa immagine di socio non è mero auspicio ma ponderato invito a un impegno. E in certo senso anche constatazione della realtà. Naturalmente la trama dei soci non è immutabile: si constata anche da noi l’entrare l’uscire e magari il rientrare a seconda delle contingenze. Le nostre scarse formalità di iscrizione agevolano mutamenti e non resta che accettarli come dato di fatto, comune a pressoché tutte le associazioni.
Tuttavia l’Accademia Storico-Giuridica Costantiniana conta – sa di poter contare – su quello che in altro contesto è stato chiamato “zoccolo duro”. Esiste un gruppo, selezionato, di soci particolarmente legati a essa. La loro fidelitas sempre rinnovata si rifà all’impegno incessante dei padri fondatori. Nasce anche, come più volte viene espresso, da un senso di gratitudine per quanto è stato loro offerto magari ai tempi della loro formazione: attenzione e atteggiamento empatico di maestri di varie discipline; disponibilità di un ‘palcoscenico’ per le prime prove scientifiche; assoluta libertà di parola e ascolto rispettoso nelle discussioni ristrette; il crearsi di legami scientifici ma anche umani. Tanti vi insistono come privilegio avuto nell’esordio e ricambiano nel momento in cui sono essi i seniores. Si è qui parlato[1] della fiducia che Giuliano Crifò nutriva verso i giovani. In tanti ricordano il suo ‘buttare in pista’ anche neolaureati. Una spericolatezza cui si assisteva col fiato sospeso, poi se ne apprezzavano doti e conoscenze. Lo stesso severissimo Sargenti era pronto all’ascolto, formulava magari critiche ma con garbo, sapeva incoraggiare e sostenere. Quanto è stato dato viene restituito generosamente dai soci: col medesimo atteggiamento verso gli iuniores, soprattutto con il proprio impegnarsi a individuare nuove prospettive di ricerca negli incontri preparatori e arricchire personalmente i convegni internazionali.
Si è scelto di iniziare questo paragrafo con quanto affermava, sul finire degli anni novanta, un fascicoletto artigianale distribuito a soci e partecipanti per illustrare l’Accademia Costantiniana come Centro e come Associazione[2]. Oggi, 2024, la ‘predicazione’ di allora può dirsi realizzata.
[1] Vd. sopra, nell’ambito del paragrafo sui seminari.
[2] Pochi anni dopo, il testo del fascicoletto è pubblicato in Diritto Romano attuale 11, 2004 , pp. 7-15 (p. 14, la parte qui riportata), a doppia firma, Maria Campolunghi e Giuliano Crifò (anzi due sigle, M.C. – G.C.) con qualche integrazione di Crifò. Segue un’appendice, La produzione dell’Accademia, pp. 16-19.
Torniamo sulla contestuale presenza di due enti che, votati entrambi allo studio del tardo antico, hanno eletto a sede una stessa cittadina, gloriosa di passato ma appartata. Ha una giustificazione forte.
Uno degli enti è il centro di ricerca universitario, ARC. Incardinato nella Facoltà di Giurisprudenza di Perugia, gode del prestigio offerto dall’Ateneo e beneficia di contatti istituzionali.
Costruito ai sensi della normativa nazionale e statutaria, è espressione della politica culturale dell’Ateneo perugino, che dai primi anni Settanta del secolo scorso ha perseguito con esso lo studio giuridico della tarda antichità.
Negli anni Novanta i padri fondatori hanno voluto creare uno strumento nuovo, distinto da strutture universitarie, duttile e non vincolato da assetti e crismi istituzionali, al servizio della storia e del diritto: l’Accademia Storico-Giuridica Costantiniana. La sensibilità di questi Maestri coglieva già i segni di una tendenza professionalizzante nell’insegnamento superiore (che gli spiriti più liberi paventavano da decenni), di una disaffezione verso gli studi storico-giuridici a Giurisprudenza (si ricorderà l’idea di far migrare il Diritto romano a Lettere), di un aumento di compiti burocratici per i docenti, o meglio di una burocratizzazione e sclerotizzazione generalizzata dell’Università. Vi torneremo. Sentirono l’urgenza di dar vita a un ente storico-giuridico in cui gli ostacoli pratici fossero minimizzati, in cui le scelte sui temi di ricerca fossero affidate a una dialettica paritaria tra Presidente, Consiglieri, Soci, intesi ciascuno nella propria individualità di studioso. In cui, si dica senza enfasi, si applicasse una democrazia prettamente russoviana, un libero gioco di intelligenze, sottoposte soltanto al principio di maggioranza. Di qui la spinta a far nascere l’ASGC.
La sinergia tra le due istituzioni sarebbe stata ‘strategica’. Il Centro universitario avrebbe trovato in una associazione di storici del diritto un riparo dalla paventata burocratizzazione, da eventuali scelte culturali rovinose per la storia del diritto, da limitazioni della libertà scientifica. Si sarebbe giovato di un alto numero di studiosi attingendo a variegate competenze specifiche anche al di là delle romanistiche e storiche. Avrebbe potuto anche godere di sussidio materiale grazie alla maggiore libertà gestionale dell’Associazione, agli introiti provenienti dai Soci. L’Associazione, da parte sua, avrebbe goduto soprattutto del lustro di un gemellaggio con una università del centro Italia, di eccellente tradizione e radicata sul territorio, e di risorse umane provenienti dalla stessa per quanto limitate.
Anche realizzazioni per il Centro difficili o impossibili divengono fattibili grazie alla Associazione. Quale esempio basti la realizzazione del Progetto “Summa Perusina” ideato per il settimo centenario dell’Ateneo perugino: restauro del manoscritto del Mille conservato in città; pregevole riproduzione in facsimile a colori; ristampa della introvabile edizione critica di Patetta. Sotto i vincoli universitari, complessità e costi non l’avrebbero consentito. Operazione e gestione assunte in toto dalla ASGC, pur lasciando la titolarità del risultato ad ARC, hanno consentito la ponderata scelta dell’editore specialista in nome della qualità e senza le pericolose pastoie di bandi di concorso al ribasso.
Un ulteriore profilo completa il senso di aver voluto due istituzioni in contemporanea.
Risulta singolare che la seconda sia ‘fotografia’ della prima. Ne ricalca la denominazione distinguendosene solo per un aggettivo; si prefigge gli stessi scopi; l’hanno creata, la dirigono, vi gravitano pressoché i medesimi studiosi. Eppure i documenti fondativi della Associazione ASGC non vi fanno riferimento, la ignorano. Si è così perseguita una diversità: un altro modello giuridico. Non sembra una casualità, è giusto appurarne la motivazione.
Da qualche tempo, già negli anni Novanta, chi sappia ‘vedere’ lontano teme le pressioni nuove sulle strutture universitarie, dubita del modello che si va affermando. Quali le possibili ricadute sul Centro ARC?
Perugia non fa, non può fare eccezione rispetto al nuovo andamento delle università di cui si è detto: l’importanza dei centri di studi si affievolisce, con la dotazione annua più esigua[1], sino a cessare; il ‘barricarli’ sino a renderli disponibili solo ai docenti perugini in ruolo depaupera in particolare l’ARC e la sua connotazione internazionale prima condivisa e sostenuta dall’Ateneo.
Aspetti che preoccupano i padri fondatori, in quanto segno di una università antitetica agli obiettivi di scienza.
Nel convegno 2001, poi, Crifò denuncia il rischio che la riforma didattica comporti nelle università «progressiva erosione della ricerca scientifica», antivede la necessità allora di «rifugiarsi in sedi e occasioni» come sono le accademie. Come è la Costantiniana[2].
Con saggia previdenza si era già operato (si ricordi, nel 1991) in vista dei temuti tempi bui. Approntare una entità scientifica che si trovasse già predisposta, che sapesse funzionare in autonomia ma per eguali finalità, garantiva in modo indolore la prosecuzione del programma 1973 anche se al Centro non fosse più lasciato spazio vitale. Pessimismo della ragione, ottimismo della volontà, secondo una vecchia formula.
Per buona ventura quanto paventato – il distacco con abbandono del Centro e riscatto affidato alla Associazione – non è accaduto. Le due entità hanno continuato a operare insieme come un unicum solo esteriormente bipartito. I padri fondatori, al di là delle cariche, hanno esercitato influenza su ambedue. I soci, coinvolti dalla Costantiniana nella sua integrità, non hanno interesse per lo stare a differenziare.
Auspicio incoraggiante per il futuro, anche se da ultimo sono emerse difficoltà. Ignorarle è impossibile. Tacerne non avrebbe senso. L’unica è affrontarle in consapevolezza. L’intento, condiviso, di proseguire il percorso comune di tre decenni comporta per tutti un impegno ad appianarle, superarle.
L’Accademia Storico-Giuridica Costantiniana si rende conto di vincoli e legami che ha il Centro. E non intende irrigidirsi: compromesso non è in sé una brutta parola, implica ragionevolezza. In tempi andati il buon senso riteneva riusciti i contratti di cui entrambe le parti fossero solo parzialmente soddisfatte: avevano perso “a”, guadagnato “b”. Si cerchino, si trovino, accomodamenti, in nome dell’obiettivo irrinunciabile di dignità paritaria.
Non vogliamo essere ciechi, puntiamo sull’ottimismo. Una splendida avventura di mezzo secolo finire per qualche frizione? Non si può – non si deve! – contribuire a procurare morte. Ne saremmo corresponsabili tutti, ARC, ASGC. I protagonisti odierni hanno una seria responsabilità, di fronte a se stessi, agli interlocutori nella discussione, ai molti che nella Costantiniana hanno creduto e credono, per la Costantiniana hanno operato e operano.
L’antico augurio Quod bonum felix faustumque sit – con cui Felix Wubbe concluse nel 1998 la sua presentazione[3] – riunisca insieme, ancora una volta, Accademia Romanistica Costantiniana e Accademia Storico-Giuridica Costantiniana.
Marzo 2024
Ad maiora
[1] Anche se in particolari occasioni l’interesse congiunto di Rettore e Direttrice Aministrativa riesce a tradursi in finanziamenti speciali.
[2] Crifò, in AARC, 15 cit., 22.
[3] Volle ricorrervi Felix Wubbe nel concludere la già ricordata (nota 3, sezione 1. – L’origine) presentazione del Simposio per i venticinque anni (p. 6).